Sinossi: Cortometraggio riguardante il problema dei bambini che vivono un periodo della loro vita all'interno del carcere, con la propria madre detenuta, focalizzato per flash sugli aspetti più salienti: l'arresto - la reclusione - il futuro.
Durata: 07':00"
Autore/Produttore: Giovanni De Pasquale
Sceneggiatura/Regia: Giovanni De Pasquale
Aiuto Regia: Felicia Grillo
Cast: Angela Cundrò, Natalia Arminio, Teresa Romeo, Francesca Sciutteri
Direttore della fotografia: Alessandro Abbruscato
Tecnico di ripresa: Peppe Lotta
Fonico di presa diretta e sound effects: Gabriele Sammarzano
Montaggio: Giovanni De Pasquale
Anno di produzione: 2013

Il Cortometraggio nasce con la volontà di creare l´attenzione, sul problema dei bambini che vivono una parte della loro vita all´interno delle carceri italiane seguendo la propria madre colpevole di qualche reato.
La stesura del narrato si sviluppa per elementi oggettivi senza dare e/o proporre soluzioni, trattandosi di una tematica complessa, la cui soluzione è demandata a competenze specifiche, e pone l´accento, solo, sul percorso che un bambino attraversa durante le varie fasi:
dell´ arresto - della carcerazione - del futuro
che lo obbliga a passare da movimenti liberi a movimenti condizionati all´ interno della struttura carceraria, arrivando alla conclusione di essere: "...colpevole come sua madre", con un futuro senza risposta, facendo trapelare come unica soluzione, se ovviamente non si hanno parenti a cui affidarli, "l´affidamento a terzi".
La problematica della presenza carceraria viene scandita dalla continuità della chiusura ed apertura di porte metalliche con chiavistelli, mentre quella dell´affollamento viene rappresentata con un turbinio di mani sulla mucca che, al passaggio, dei reclusi, chiudono un ingresso ingombrante su uno spazio angusto.
Il cortometraggio possiede un prologo che anticipa l´intera storia, infatti, le mani in movimento, rappresentano innumerevoli spostamenti possibili, durante la piena libertà, in contrapposizione a una situazione di blocco, quando sono incrociate, cui non rimane, altro, che un unico grido: "Voglio essere libero".
Durante la rappresentazione della bambina con la madre all´ interno della struttura carceraria non è usata alcuna voce fuori campo a tracciare gli elementi di obbligo, cui ciascun detenuto è sottoposto, (... non puoi uscire, ...sei colpevole...), e ciò per non distrarre l´attenzione da elementi che, all´apparenza, possono essere scontati.
Le ombre che attraversano la "virtuale bambina" sono voluti come colpi di pennello che segnano il periodo carcerario in modo indelebile.
Un discorso a parte merita l´ultima parte in cui il cortometraggio viene dedicato ai bambini presenti nelle carceri italiane, alla data del 30 Aprile 2013, elencati con 53 nomi di fantasia per dimostrare la quantità del problema che, se solo numericamente letto, può apparire privo di significato.

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